Il sistema vascolare del cancro è un programma di
ricerca IFOM coordinato da Elisabetta Dejana e dedicato allo
studio di uno dei tratti più caratteristici dei tumori: la capacità
di indurre la formazione di nuovi vasi sanguigni.
Ricevere nutrimento e ossigeno e smaltire i rifiuti prodotti
durante le loro funzioni sono operazioni fondamentali per il
funzionamento delle cellule di un organismo, siano esse pochissime
come durante le prime fasi dell'esistenza di un embrione o i
miliardi che popolano un corpo adulto.
Queste operazioni fondamentali si realizzano grazie alla
circolazione sanguigna che, per mezzo di un intricato sistema di
vasi fatto di arterie, vene e capillari, raggiunge tutti i
distretti corporei.
Il tumore induce la formazione di una propria rete di vasi
collegata a quella principale dell'organismo. Questi vasi gli
portano nutrimento e costituiscono un'ottima via per mandare in
circolo le cellule tumorali che, localizzandosi in zone diverse
dell'organismo, danno luogo alle metastasi.
L'angiogenesi tumorale, ovvero la formazione di
nuovi vasi a partire dai preesistenti, rappresenta quindi un
processo cruciale nello sviluppo e nella progressione del
tumore.
A questo tema, IFOM dedica uno specifico programma di ricerca.
Il gruppo guidato da Elisabetta Dejana studia i processi alla base
dello sviluppo del sistema vascolare allo scopo di:
comprendere i meccanismi che ne regolano il
processo normale di formazione e maturazione durante lo sviluppo
embrionale
capire attraverso quali meccanismi il tumore
induce il proprio sistema vascolare
definire come e quando intervenire
sull'angiogenesi per bloccare la crescita e la disseminazione
tumorale.
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L'unità di ricerca IFOM impegnata nel programma Il sistema
vascolare nel cancro studia uno dei processi cruciali per lo
sviluppo e la progressione delle malattie tumorali: la formazione
di nuovi vasi sanguigni dedicati alle esigenze del tumore.
È un'associazione nota da molti anni quella tra crescita
tumorale e aumento della vascolatura. Da decenni si sa che
l'acquisizione da parte delle cellule maligne della capacità di
promuovere l'angiogenesi rappresenta un aspetto decisivo nella
progressione tumorale.
Già agli inizi degli anni Settanta, queste e altre evidenze
fecero emergere l'idea innovativa che lo sviluppo tumorale potesse
essere inibito bloccando l'attività dei fattori di crescita
vascolare prodotti dalle cellule tumorali. Il punto era, però: come
arrivarci avendo a disposizione solo una scarsa conoscenza degli
eventi che portano alla formazione e maturazione dei vasi, normali
o patologici che siano?
Dando un forte impulso alla ricerca in questo settore oggi si sa
che lo sviluppo e la specializzazione di nuovi vasi sono processi
complessi, che richiedono un fine coordinamento e l'attivazione in
sequenza di un certo numero di fattori, di svariati promotori della
proliferazione cellulare e di tutta una serie di molecole che
governano l'adesione tra le cellule vascolari.
Si sa anche che i vasi sanguigni rimodellano le proprie
caratteristiche in risposta alle esigenze dei diversi organi.
Esiste una continua "conversazione" tra le cellule dell'organo
perfuso e quelle vascolari che portano ad un'alta specializzazione
di queste ultime.
Anche nel cancro le cose vanno in maniera analoga. I tumori non
solo inducono la formazione di nuovi vasi, ma ne modificano, in
maniera aberrante, struttura e proprietà. Infatti i vasi tumorali
sono fragili e molto permeabili permettendo così ai nutrienti di
uscire facilmente ed alle cellule tumorali di entrare in circolo e
disseminarsi.
In particolare, le ricerche condotte da Elisabetta Dejana hanno
mostrato come la permeabilità dei vasi tumorali è legata ad una
organizzazione aberrante delle strutture che, come cerniere a
lampo, tengono unite tra loro le cellule
endoteliali. Queste cellule formano, come le mattonelle di
un pavimento, la parete interna dei vasi sanguigni e dalla loro
integrità dipende la stabilità e permeabilità di questi ultimi.
La vascolatura che penetra nel tumore cambia i suoi tratti
normali: i vasi si presentano irregolari, sviluppano un lume
alterato, allargato o ridotto. Nei vasi del tumore le cellule
endoteliali hanno perso la loro integrità e questo rende la
vascolatura estremamente instabile, fragile e permeabile e può
facilmente dare origine a emorragie.
Il flusso di sangue ne risulta alterato, addirittura inefficace
in alcune zone del tumore. Per questo le cellule cancerose possono
soffrire per carenza d'ossigeno e nutrienti ed andare incontro a
morte. Questo aspetto, può portare ad effetti gravi nel lungo
termine.
Infatti, la carenza di perfusione porta alla selezione di
cellule tumorali resistenti al basso ossigeno e allo scarso
nutrimento. Queste cellule saranno in grado di far ripartire la
crescita del tumore e di renderlo particolarmente resistente alle
terapie.
Si fa pertanto, sempre più strada l'idea che sia particolarmente
vantaggioso "normalizzare" i vasi del tumore, almeno in alcune fasi
della sua crescita più che semplicemente ridurne la
proliferazione.
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Arrivare a definire i dettagli molecolari di come avviene il
normale processo di crescita e maturazione dei vasi sanguigni è una
tappa essenziale nella comprensione dell'angiogenesi tumorale.
Per questo il primo obiettivo del programma IFOM Il sistema
vascolare nel cancro è comprendere il sistema vascolare
nello sviluppo dell'organismo normale, i meccanismi che ne regolano
formazione, stabilizzazione e proprietà specifiche.
Ad esempio, sono stati caratterizzati i fattori che agendo sul
"cervello" delle cellule endoteliali inducono una serie di
proprietà che tendono a stabilizzare i vasi ed a ridurne la
permeabilità. Si è visto che questi fattori sono alterati nel
tumore e contribuiscono così alla aberrante instabilità dei suoi
vasi.
La possibiltà di modulare le risposte delle cellule endoteliali
può permettere, in stadi precoci, di indurre la regressione del
tumore, bloccando l'angiogenesi ma anche, in stadi successivi, di
"normalizzare" i vasi tumorali per inibire l'ipossia e
permettere una migliore diffusione dei chemioterapici all'interno
della massa tumorale.
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Nelle proprie ricerche il team diretto da Elisabetta
Dejana utilizza le più avanzate tecnologie di studio del genoma
e della biologia cellulare. Particolare, però, è l'impiego di
specifici modelli sperimentali che permettono di seguire in
dettaglio lo sviluppo delle strutture vascolari negli organismi
normali e nel tumore.
Il pesce zebra rappresenta uno di questi.
Trasparente durante lo sviluppo larvale, si può modificare
geneticamente in modo da rendere i suoi vasi fluorescenti. Questo
permette di seguire in dettaglio la formazione e maturazione del
suo sistema vascolare. Questo tipo di pesce si riproduce
molto velocemente dando origine a diverse centinaia di larve. Su
queste è possibile analizzare l'effetto di farmaci o di altre
manipolazioni in grado di modificare lo sviluppo dei vasi in
maniera molto rapida e relativamente poco costosa.
Un altro modello di interesse è il moscerino della
frutta, che riproduce con il suo sistema tracheale
l'organizzazione dei vasi sanguigni degli organismi superiori.
Questo insetto può essere modificato geneticamente in maniera
rapida e offre la possibilità di identificare in maniera precisa i
fattori che modificano la ramificazione, stabilità ed in generale
la crescita del sistema vascolare.
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Negli ultimi anni sono stati fatti sforzi importanti per
sviluppare farmaci in grado di inibire la angiogenesi tumorale.
L'idea alla base delle terapie anti-angiogeniche,
è quella di bloccare la formazione dei vasi tumorali al fine di far
morire le cellule maligne per fame e per carenza di
ossigeno.
Il primo e più importante bersaglio è il fattore di
crescita dell'endotelio vascolare (VEGF), capace di
stimolare la proliferazione delle cellule endoteliali e la
gemmazione di nuovi vasi. Sono stati disegnati e prodotti inibitori
specifici, approvati ed entrati nella pratica clinica.
Tuttavia, contrariamente alle aspettative, questo tipo di
strategia ha dato risultati abbastanza modesti. Alcuni tumori, come
quello del colon, hanno mostrato un prolungamento di alcuni mesi
della sopravvivenza ed altri tumori, come quello della mammella,
hanno risposto in maniera insufficiente.
Come spesso accade, il passaggio dai sistemi sperimentali alla
applicazione clinica rivela una complessità molto superiore
all'attesa e sottolinea la necessità di ritornare alla ricerca per
capire meglio come mirare meglio il trattamento.
Guardando in dettaglio i dati clinici, si è visto che alcuni
pazienti rispondevano benissimo mentre altri poco o nulla. Questo
ha fatto pensare che in alcuni individui esistano altri e diversi
fattori di crescita vascolare che si sostituiscono al VEGF quando
questo è inibito.
Questa così detta "resistenza" alle terapie anti-angiogeniche è
al momento uno degli aspetti più studiati. Si vuole arrivare a
formulare terapie fatte su misura per ogni singolo tumore.
Identificando i diversi fattori di crescita vascolare in azione
è infatti possibile pensare a un cocktail di inibitori che possano
essere ancora più efficaci perchè il più adatti possibile a quello
specifico tumore ed individuo.
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